Molti anni fa una persona mi ha fatto un discorso che provo a sintetizzare in una frase: trovarsi e confrontarsi non è importante per  ritrovarsi uguali ma per accorgersi che non siamo soli nel cercare ognuno la propria strada. Quel dialogo spaziava dal pensiero laterale al non percorrere binari già tracciati, anche se a me è tornato in mente per motivi diversi, leggendo un post qualche giorno fa.

Il post è di Marta Pavia e si intitola Quella volta che ho chiesto a Instagram di smettere di seguirmi. Racconta una vicenda molto interessante e lo consiglio a chiunque si occupi di social, o di comunicazione.

Il motivo per cui mi è tornato in mente credo sia per essermi riconosciuto in parte di quello che ha scritto Marta nel post, pur provenendo da esperienze ed approcci diversi e non avendo io uno stuolo di follower da alimentare e gestire. Una seconda riflessione, più razionale e direttamente legata ad alcuni passaggi del post,  l’avevo scritta qua: L’importanza di un sito per essere proprietari dei propri contenuti e anche, in forma diversa, su altri siti (ad esempio, con una pagina dedicata al rapporto tra social e siti web in miglior-sito ) ed è direttamente correlata al pensiero di dedicare più tempo al proprio sito.

Trovo molto serio e professionale passare dall’ovvia felicità causata dell’avere improvvisamente moltissimi follower all’inquietudine per la natura (ed il valore) degli stessi.

Qualcuno potrebbe pensare che io sia troppo possessivo nel ritenere che i contenuti ed il know how di una realtà professionale non debbano essere affidati in esclusiva ad uno spazio di proprietà di un social che, in ultima analisi, fa gli interessi propri, non quelli dei suoi utenti. Il fatto che chi si occupa prevalentemente di social si ponga le stesse domande trovo che sia una bella conferma. Per me i social network sono una splendida vetrina ma bisogna essere consapevoli di quello che offrono e dei loro limiti.

La risposta non sta negli automatismi ma nel fermarsi a ragionare.

Ho apprezzato molto il processo con cui Marta Pavia ha affrontato la cosa. La professionalità credo stia in questo: 99 volte si procede per automatismi, facendo ciò che funziona; ma è quell’unica volta in cui c’è da fermarsi, pensare e trovare una soluzione che fa la differenza. Ora ho un link in più dove indirizzare chi mi chiede a che cosa gli serve un sito quando già ha i social (che magari usa per fare social selling, oltre che per gestire la propria immagine aziendale, giusto per pensare a un dialogo avvenuto nelle ultime settimane).  

Immagine in CC0: Pexels

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