La Dany NY IV
02-10-09


>per finire, una domanda: NY cambia le persone, o si fa cambiare da
>chi la abita come un gigantesco parto della coscienza collettiva?
> >... hai notato quella nuova insegna di pizzeria sotto casa tua? no,
>non è un caso che l'abbiano aperta adesso. E' NY che ti ha integrato
>nel suo continuum e si è arricchita della tua presenza
>italianizzandosi... ;-)

Ciao Enrico, voleva essere una risposta privata ma visto come è venuta chiamerei questa mail LadaNY IV bis, e ti parlo, visto che mi chiedi, di come vivo new york... credo che dopo quello che scrivero' sarai costretto a venire di persona perche' non hai idea di quanto i colori qui abbiano riflessi silicei. Mi spiace che al solito è devastantemente lunga, e questa volta non è neanche ridicola, ma mi piace pensare che, come mia sorella fa, chi non è interessato cestini il tutto e mi mandi una mail con vaffanculo nel corpo del messaggio. NY non e' una metropoli cyberpunk come siamo abituati a immaginarla, e' qualcosa di diverso ma al contempo di altrettanto intrigante. Non e' una citta' claustrofobica, non si vive oppressi da edifici incombenti che schiacciano, al contrario la luce e i colori di NY sono vivissimi e brillanti, con riflessi intensi e ammalianti da castello delle fiabe. Il cielo sopra NY non ha i colori di un televisore sintonizzato su un canale morto, tutt'altro, e' di un blu acceso color pastello che riempie i polmoni, e anche quando ci sono le nubi che avvolgono le parti alte dei grattacieli nascondendoli alla vista la sensazione e' sempre di stupore quasi estatico. Lascia senza respiro ma non ruba il respiro con miasmi venusiani di ammoniaca... La pioggia, quando scroscia, è incessante, non bagna, forse, ma non ha nulla di quell'umido appiccicaticcio che potresti immaginare, non e' grigia e anzi il suo colore e' il colore degli ombrelli variopinti che si scontrano sui marciapiedi della 5 th ave senza nessun ordine, senza nessuna europea distinzione tra chi va (a destra) e chi viene (a sinistra) contorcendosi in incessanti frattaliche evoluzioni per permettere alla gente di camminare veloce. Le luci di notte non hanno l'intermittenza fredda dei neon rotti dei romanzi di William Gibson, sono calde e colorate, rischiarano tutto senza ombre, senza lasciare spazio ad angoli bui e sporchi dove relitti umani si annidano per vendere onocaina o per sgozzare i passanti per recuperare pochi dollari per comprare droghe psichedeliche. A NY per strada non si sentono suoni nasali di vecchi cinesi che vendono noodles in brodo in ciotole di plastica, si sentono mille idiomi su cuisovrasta un incessante borbottio ispanico, perché lo spagnolo è il collante che unisce tutti qui, e quando chiedi a qualcuno di ripeterti una domanda lo fa in spagnolo perché sa che poveri e esiliati non parlano l'inglese dei pellegrini inamidati e ben vestiti, ma lo spagnolo e il portoghese dei derelitti che si vestono di cenci recuperati nelle missioni. Nessuno capisce mai nessun altro fino in fondo a NY e nessuno parla esattamente la stessa lingua di nessun altro, neanche gli americani, così Corinna from Tennessee e Marie from Florida hanno accenti così diversi che presto si impara a riconoscere chi viene da nord e da sud, da una costa o dall'altra al pari di chi viene da altri stati, cosa assolutamente inconcepibile in nessun altro luogo che questo, dove si incontrano cyberpellegrini da ogni parte del mondo. Nessuno conosce nessuno realmente, a NY, perché tutti sono qui di passaggio, si fermano quel tanto che basta e poi se ne vanno verso altri luoghi, ma non è esatto dire che tutti vivono chiusi nelle loro monadi. Anzi all'opposto si sviluppa un senso di solidarietà tipico degli stranieri in terra straniera, per cui chiunque lascia la mancia a baristi e camerieri perché prima o poi la lotteria di babele gira e ribalta le posizioni, e chiunque gira con gli spiccioli da dare ad artisti di strada che espongono tutta la loro alterità in elaborati quanto raffazzonati spettacoli in cui viene esposta la propria radice locale. NY non è un covo dove nipponici scienziati con camici sporchi costruiscono robot con circuiti trovati in discariche, NY è più simile ad un cyberporto del terzo millennio dove mercanti di mille pianeti si trovano, fanno affari, comprano, vendono, vedono e si divertono. A NY puoi comprare qualunque cosa ma la merce nei locali non è esposta è ammassata, e i prezzi non sono mai scritti perché è una città di mercanti e quindi si contratta tutto, ma poi, alla fine della trattativa bisogna pagare un medievale tributo a NY che è il 4 % del prezzo pattuito. Mille persone, mille razze e mille lingue si incontrano qui, e tutti vivono dell'energia di NY che a sua volta vive succhiando le risorse di tutti i cybermercanti che la abitano, in simbiosi. NY fagocita tutto e prende tutto sul serio perché qualunque cosa è altra, per questo quando vai in giro con una maglietta con una scritta o leggi un libro in metropolitana la gente si ferma e commenta, ti chiede il tuo parere e parla, e cerca di trovare un punto di contatto tra la tua e la sua cultura. NY, come dice il mio amico Matej, va vissuta per strada: si esce alle 9, e si legge in biblioteca, si studia a central park, si lavora in un bar su avenue A, con un lap top collegato ad una presa ichiodata ad un parquet consumato e ormai grigio per il numero di persone che ci sono passate sopra, seduti su una poltrona anni cinquanta dal tessuto sliso e rotto che vomita gommapiuma che si polverizza. Si mandano mail da qualunque luogo pubblico perché i mercanti sono sempre connessi con il fulcro dei loro affari, ma i computers da cui si legge la posta elettronica hanno le tastiere consumate e sono appoggiate su traballanti tavoli dalle gambe tarlate che odorano di vecchio e di sudore di altri mercanti che prima hanno ripetuto lo stesso gesto. Poi, quando il sole scende, si va in appartamenti anni cinquanta dove si sente il ronzio del condizionatore che secca il sudore creando un freddo clima artificiale, ma dopo pochi giorni al ronzio neanche non fai più caso perché è il respirare della città e diventa il tuo respirare. Ci si fa una doccia sotto un'acqua che non lava bene il sapone e sa di naftalina ma che qualunque newyorkese ti dice che è buona da bere e qualunque ristorante ti porta appena ti siedi, che poi finisce che il sapore di naftalina neanche più lo senti tanto ti penetra dentro. Bisogna essere molto ricchi per vivere NY da fighi, ma bisogna essere dei reietti per poterla vivere intensamente in tutte le sue sfumature. Non puoi vivere NY senza andare nei suoi deli food, sparsi un po' ovunque nella città, dove buffet a 7 dollari offrono cibo transgenico figlio di ogni tipo di contaminazione culinaria, e dove i cybermercanti trovano un po' della propria cultura rielaborata in cibo plasticato dal vago ricordo esotico. Dove si mangia da soli, a qualunque ora del giorno e della notte, al primo piano, di fronte a vetri sporchi e impolverati, guardando la gente che passa e cammina nelle strade, su tavolini appiccicosi di frugali pasti consumati da altri cyberpellegrini, bevendo birre in sacchetti di carta marroni o bevande di ogni colore che promettono grandi cose come elisir di lunga vita ma che alla fine felpano la lingua con il loro sapore dolciastro e nauseabondo. I Newyorkesi veri a NY sono pochissimi, e tutti quelli che ho conosciuto abitano nel New Jersey, corrono sempre e ti dichiarano subito che hanno un'ora di tempo, poi intrecciano una fitta conversazione in cui non lasciano spazio a nessun momento di pausa, ti fanno mille domande, ascoltano le tue risposte con cordiali sorrisi e parlano con molta gentilezza; ma dopo un'ora ti dicono sorry, it was a pleasure to meet you, si alzano e spariscono di corsa inghiottiti verso altri destini, perché devono ancora vendere e comprare un sacco di cose prima che la giornata finisca. In Inghilterra quando incontri qualcuno dici How do you do?, come va? E la risposta è How Do you do? A NY si dice How are you doing? Come sta andando, e la risposta è "Fine" perché non c'è tempo di fermarsi e fare la stessa domanda, perché l'ineluttabilità del divenire travolge il presente in una eterna tensione a quello che sta succedendo. A NY si lavora a qualunque ora del giorno e della notte, i negozi sono aperti in qualunque giorno della settimana, ma lavorare a qualunque ora significa che alle 4 si esce per andare a una mostra a chelsea, alle 6 si ritorna per lavorare fino alle 11 e poi si esce per andare in un locale nell'East Village che non puzza di fumo perché le marlboro qui costano 8 dollari e mezzo a pacchetto, ma odora di persone, di esperienze, di storie che riempiono l'aria creando una nebbia leggera ma palpabile. In questo senso NY succhia l'anima ai suoi abitanti che devono prendere da lei tutto quello che possono, perché presto risaliranno sulle loro navi per andare in altri porti, mentre NY ha preso tutte le loro esperienze e le ha fatte sue per offrirle a tutti gli altri organismi che su di lei si muoveranno e respirerano. In questo senso hai ragione, hanno aperto una pizzeria sotto casa mia perché NY si è arricchita della mia presenza italianizzandosi, mi è entrata dentro e ha rubato tutta la mia anima donandomi un'anima collettiva che è la mia e quella di tutti gli alti qui. A NY quasi tutti sono religiosi e citano la bibbia, ma in realtà tutte le chiese sono delle porcherie che non favoriscono il raccoglimento e l'introspezione perché nessuno può fermarsi. Fermarsi vuol dire venire travolti dal divenire come un surfista viene travolto dall'onda, che poi a sua volta, si infrange scomparendo nel bagnasciuga. NY è uguale, non si ferma mai, non può farlo perché deve continuare a succhiare linfa vitale, neanche dopo eventi tragici come l'11 settembre che ha lasciato alle spalle 5000 morti e una cicatrice nel suo corpo si è realmente fermata a riflettere. Nel giro di tre mesi tutto è stato tolto senza lasciare traccia dei 110 piani delle torri, il ground zero è diventato pulito come un cantiere che attende che si inizino i lavori e l'area è pronta per essere ricostruita, per rientrare nel mercato immobiliare che farà sparire la cicatrice con punti di sutura interni dati dalle abili mani di un chirurgo estetico scultore di corpi. NY è grande come l'internet cafè sulla 42, 800 computer da cui i cyberpellegrini contattano le loro famiglie e i loro mondi, ed è piccola come i ristorantini della 9 strada dove puoi trovare il cibo di tutte le parti del mondo che ha sapori che non trovi da nessuna altra parte del mondo. NY ha il sapore cartonato del caffè di starbucks che si chiama "espresso doppio macchiato" come in italia, ma ha anche il sapore di bevande come il frappuccino o il mochaccino, inesistenti fantasmi che sembrano tratti dai bestiari del trecento e che sono come l'ippogrifo o lo sciapode nell'immaginario dei contadini medievali che pensavano a luoghi lontani di cui avevano solo sentito parlare. A NY i topi vanno su e giù negli appartamenti dei grattacieli di park avenue e in ogni rettangolo di erba ci sono una infinità di scoiattoli in cerca di cibo che ti vengono a mangiare dalle mani, ma nessuno li guarda e nessuno ci fa caso. Gli unici che si fermano a osservare gli scoiattoli sono i turisti, e sono anche gli unici che guardano in alto stupiti, perché i cybermercanti che abitano NY non hanno tempo di fermarsi, devono andare in qualche luogo altro per concludere giudaiche trattazioni. Loro non guardano NY la esperienziano, ne annusano l'odore acre, ne gustano il sapore acidulo che non se ne va finchè non abbandoni la città, e prendono prendono prendono tutto quello che possono perché presto dovranno ripartire ed è un peccato perdere qualcosa. A NY se hai i soldi giochi a tennis sul tetto della Gran Central Station, bevi l'aperitivo in sontuosi bar della stazione agghindato come alla reggia di Versailles perché è poi nelle stazioni del treno e negli aeroporti che tutto ha inizio o fine, è lì che i cybermercanti arrivano e ripartono verso esotici luoghi dove riposare il proprio corpo e la propria anima. E' in questi luoghi che il flusso binario di zeri e di uni si riappropria della sua fisicità ed individualità del corpo fisico per andarsene dopo aver goduto tutto quello che poteva prendere. NY ti cambia, ti penetra e ti succhia i midollo spinale lasciando un esoscheletro vuoto che da lì si mette in viaggio verso altri luoghi, più rassicuranti, e riposanti dove forse è meglio vivere. NY è una continua iniezione di adrenalina che ti scuote, forse è per questo motivo che faccio fatica a dormire perché ogni momento non vigile qui è un momento perso, che non torna, ed è esaltante la consapevolezza che in quanto parte della coscienza collettiva newyorkese, tutto questo, in questo momento, è mio. LadaNY

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