La Dany NY III
02-10-09


intermezzo: la triste storia di mickey mouse. LadaNY Ripley ha deciso che prima di passare alle armi chimiche era necessario avere rinforzi, quindi ho chiamato psychosylvia la padrona di casa e le ho detto che forse valeva la pena di cospargere la casa di veleno per topi in quanto un sorcio piccolo, ma pur sempre un sorcio, pernottava nel cesso forse sotto la vasca da bagno. Mi ha raccontato una straziante storia che vi ripropongo: il fatto è che i topi vivono in basso, nei basements, e gli orridi doormen riempiono i basements di veleno. Così i topi lo mangiano ma poi il veleno fa venire loro sete e così queste povere creature del signore salgono le tubature in cerca un po’ di acqua. Il fatto è che quando cercano l’acqua ormai hanno mangiato il veleno e sono già morti, e in più hanno sete e non fame, quindi in max 3 giorni non lo vedo più, e il veleno non serve perché l’ha già mangiato, povero… Ora povero un cazzo!! Non che non ami gli animali, ma un topo sfigato come remì è pur sempre una cazzo di pantegana, e non mi tranquillizza che schiatti sotto la mia vasca da bagno. Certo sono vicino al suo dolore ma tutte cose lo faccio per lui e perché si reincarni in qualcosa di meno disgustoso di una zoccola. Cmq devo dire che il topo non si è più visto, quindi direi battaglia vinta… L’altro giorno sono andato alla NYU in biblioteca, e sono passato a Washington square che è un parchetto accanto all’università dove gli studenti vanno a studiare in queste giornate da estatedibrindisi che continuano a pezzare ladany. A un tratto scorgo un negro seduto su una panchina che si guarda attorno con aria innocente e penso: che città meravigliosamente multietnica NY, a milano questo tipo sarebbe il classico che al parco mi offrirebbe il fumo, mentre qui è assolutamente integrato. Non fa in tempo a materializzarsi dentro la mia testa questo pensiero che il tipo guarda verso di me, stringe le labbra tipo la mazzamauro e mi dice velocemente wanna joint guy (fumo bbello)? Quasi scoppio a ridere… non solo i pusher newyorkesi sono uguali a quelli milanesi, ma in più la compravendita avviene nello stesso modo. Tutte cose non mi sembra il caso che nonna matilde e quelli del dottorato mi vedano tornare a casa in manette perché gonzo ho comprato il fumo nella grande mela invece di fare la mia ricerca, quindi tralascio. Il giorno dopo vado a pranzo con fiorenzoli e un altro prof scheccheggiante che sta prendendo lezioni di italiano e la sua prof gli ha detto che è un tacchino stressato vendendogliela come un modo di dire italiano, e lui si chiede a ragione che cazzo voglia dire sei un tacchino stressato. Ora, devo dire che io sono piuttosto tollerante anche se in fatto di galateo mia madre ha spaccato i maroni abbastanza in adolescenza. Comunque sono abituato che in italia, finito di mangiare, EVENTUALMENTE, se un frociopezzettino di cibo è rimasto tra i denti, QUALCUNO, può prendere uno stuzzicadenti e nascondendosi con una mano e rapidamente, togliere il frociopezzettino. La cosa mi disgusta un po’ ma lo tollero… Bene, finiamo il pranzo parlando di architettura e ricerca (N.B. NON di macchine e figa) e entrambi fiorenzoli e il prof scheccheggiante iniziano una seduta di pulizia dei denti minuziosa quasi da studio dentistico che ci manca solo che alla fine fanno i gargarismi col collutorio. Ladany l’inglese lo maneggia abbastanza, ma tant’è parlar di filosofia non è come parlare del tempo, quindi imbarazzata e schifata continuava a sbagliare pronuncia e parole, e loro, per nulla turbati del mio palese imbarazzo e schifo mi correggevano tranquillamente con l’intera mano infilata in bocca. Paese che vai usanza che trovi… Ma il vero episodio cult di questa settimana è stata la mia partecipazione, grazie a psychosylvia che mi perseguita tutti i giorni al telefono ma che mi ha fatto avere il pass, a fashioncouterie. Fashioncouterie è una fiera della moda estiva, che si svolge su tre moli ciascuno della dimensione del padiglione 9 della fiera campionaria. Ma la vera peculiarità di fashioncouterie è che sono tre moli di gnocca, e quando dico tre moli di gnocca intendo che anche le settantenni presenti si meriterebbero a buon diritto due colpi senza problemi. Ora oltre al fatto che sono tre moli di gnocca bisogna considerare che è un luogo dove bisogna vendere, quindi le varie modelle e gestrici di padiglioni gnocche come le modelle sorridono sempre e quando incontrano il tuo sguardo ti salutano suadenti e fresche come se veramente fossero felici di vederti. In questa città di elfi potete immaginare ladany che non aveva un cazzo da fare se non girare e salutare le modelle, scroccare cibo e gelati come poteva sentirsi… Il secondo giorno psychosylvia mi chiede di andare due moli più in là a prendere il gelato per il nostro stand, così affronto il viaggio (panorama di gnocche ovunque comprese le gelataie) e torno con un carico di biscotti ripieni di un gelato color pantera rosa un po’ disgustoso. Al mio arrivo un elfo giavanese, occhi a mandorla e carnagione scura, bellissima e modellissima mi ronza intorno facendo il filo al gelato, e io da vero macho latino gliene regalo uno. Da qui iniziamo una fitta conversazione (alla grande) in cui lei mi chiede se lavoro per la tv perché ho la faccia di un divo… insomma già mi sfregavo le mani e intravedevo il risultato quando mi dice che… suo marito lavora come autore. Come marito cazzo! ho un cedimento, ma chissenefrega, recupero in splendore e riparto alla grande molto fiero di come conduco la situazione… quando psychosylvia viene a chiamarmi dicendo che devo assolutamente conoscere un suo cazzo di amico che ci tiene molto. In men che non si dica cenerentola e carrozza se ne vanno e mi lasciano neanche con una scarpetta di cristallo, forse con solo un topo al cesso sotto la vasca. Torno dopo aver conosciuto il cazzo di amico e la modella era presa a provare vestiti urfidi per una linea invendibile, ed è stato così per tutto il giorno, quindi persa. Ma l’altra persona che ho conosciuto e che è grandiosa è olivia, la modella texana negra del nostro stand, di cui nessuno ricordava il cognome quindi sul pass era nome: olivia, cognome: model (una professione scritta nel destino). Inutile a dirlo anche lei gnocchissima chiacchierando mette subito in chiaro che è sposata (e te pare) facendomi vedere l’anello, e io le rispondo che non è un problema. Mi guarda stronza e mi dice che sono proprio italiano. Continuiamo a chiacchierare e mi dice che la sua città in texas si chiama corpus christi e io ( tant’è sono un intellettuale) le dico che è latino e che significa il corpo di cristo e lei mi risponde che era assolutamente convinta fosse spagnolo. Le dico che è proprio americana e nasce un feeling tremendo in cui lei per tutti e due i giorni ogni volta che la facevano sfilare mi faceva le smorfie di nascosto e ha tentato in tutti i modi di vendermi la figlia del socio di psychosylvia che era l’unica non gnocca in tutto quel paradiso. Le ho spiegato che al massimo alicia (la figlia del socio) poteva fare da effetto leva e lei mi ha chiesto cos’era l’effetto leva (che peraltro ho tradotto lever effect direttamente dall’italiano), così le ho riportato la spiega di andrea, economista, che prendevamo in giro quest’inverno quando giselle la fotomodella messicana cercava casa e lui si era offerto di ospitarla. Gli dicevamo che certo che si offriva ma che la sua non era filantropia perché se invece di una fotomodella messicana fosse stata una caffettiera esquimese mica si sarebbe offerto. Lui per tutta risposta mi ha detto che in economia esiste una teoria, detta dell’effetto leva appunto, in cui si rinuncia ad un guadagno immediato reinvestendolo in virtù di un maggiore guadagno futuro e mi ha detto: io non voglio trombarmi giselle, voglio essere il suo migliore amico perché se mi trombo lei guadagno una trombata ma se la uso come effetto leva mi trombo tutte le sue amiche e ci guadagno di più. Quindi ho detto a olivia che alicia era il mio investimento per fare effetto leva (e chiamami scemo, anche perché lei tende di più alla caffettiera che non alla modella) e olivia concordava. Insomma gran risate e forse ci si rivede, magari con il marito e mi spiega dove andare il venerdì perché a quanto pare a ny basta andare nel posto giusto il venerdì to catch (baccagliare). Memore di questo concetto venerdì ho preso un elenco di posti trendy deciso a conquistare la grande mela. Aperitivo in un localino bellissimo decido che la serata la passo al Buddah bar di NY, gemello di Parigi, musica e atmosfera molto chill out come ho proprio voglia. Ora, la mia guida è talmente awwanti che arrivo dove doveva essere il buddah bar e scopro che deve ancora essere aperto, e me lo dice il buttafuori del locale di fianco che sbirciando pare chill out e soft come continuo ad aver proprio voglia. Mi chiede se voglio entrare, valuto la situazione e dico perché no, il posto è carino… striscio una venti dollari di denaro elettronico per ingresso senza consumazione e mi appropinquo all’ingresso ma il buttafuori mi ferma e mi dice that way indicandomi una scala buia che scende. Intuisco subito trattasi di discoteca, e tutti sanno che ladany non ama la tunza un gran che. Ma dico saggio “pace, to catch is to catch, il posto non conta” e spavaldo scendo la scala… Ok, la disco è carina, ma effettivamente sono le 11 meno un quarto, quindi gli unici presenti siamo io, il barista e due cameriere bellezza per intelligenza uguale costante la cui vitrea lucidità degli occhi la dice lunga sui nessi neuronali (infatti non c’è modo di parlare con loro, ritirano i bicchieri con espressione assente tipo ti spiezzo in due e tornano nella sfera tipo pokemon). Quasi mi prende un attacco di panico: qualche volta in gruppo mi è capitato di arrivare in una disco vuota e la cosa ti fa comunque sentire sfigato, figurarsi sapendo già che ballerò come un cretino perché non conosco nessuno e mi ritrovo a fare da tappezzeria in una disco vuota. Che già poi in discoteca sono a mio agio come un palombaro in un bicchiere di nutella normalmente, figurarsi in questa situazione… Comunque supero l’imbarazzo e striscio un’altra tredici dollari di consumazione con barista che pretende la mancia, ma tant’è siamo a NY e alla fine tiro comunque le tre divertendomi. Il giorno dopo pychosylvia mi telefona alle undici dicendo che passa da casa, quindi mi preparo e poi decidiamo assieme di andare a correre a central park da veri newyorkesi, e mentre me la corro vestito da damerino perché chiaramente ho portato più vestiti di una figa a ny ma non la tenuta sportiva che tanto si sa che sono un intellettuale penso che mi sto proprio ambientando e che sono felice… Un bacio grande che se c’era qualcuno di voi in discoteca era meglio LadaNY PS se qualcuno è intenzionato a venirmi a trovare o ha bisogno di contattarmi il mio numero di cellulare è (dall’italia) 001 917 302-1530. Per i braccini corti e per la cronaca un sms costa come fossi in italia.

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