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intermezzo: la triste storia di mickey
mouse. LadaNY Ripley ha deciso che prima di passare alle armi chimiche
era necessario avere rinforzi, quindi ho chiamato psychosylvia la padrona
di casa e le ho detto che forse valeva la pena di cospargere la casa di
veleno per topi in quanto un sorcio piccolo, ma pur sempre un sorcio,
pernottava nel cesso forse sotto la vasca da bagno. Mi ha raccontato una
straziante storia che vi ripropongo: il fatto è che i topi vivono in basso,
nei basements, e gli orridi doormen riempiono i basements di veleno. Così
i topi lo mangiano ma poi il veleno fa venire loro sete e così queste
povere creature del signore salgono le tubature in cerca un po’ di acqua.
Il fatto è che quando cercano l’acqua ormai hanno mangiato il veleno e
sono già morti, e in più hanno sete e non fame, quindi in max 3 giorni
non lo vedo più, e il veleno non serve perché l’ha già mangiato, povero…
Ora povero un cazzo!! Non che non ami gli animali, ma un topo sfigato
come remì è pur sempre una cazzo di pantegana, e non mi tranquillizza
che schiatti sotto la mia vasca da bagno. Certo sono vicino al suo dolore
ma tutte cose lo faccio per lui e perché si reincarni in qualcosa di meno
disgustoso di una zoccola. Cmq devo dire che il topo non si è più visto,
quindi direi battaglia vinta… L’altro giorno sono andato alla NYU in biblioteca,
e sono passato a Washington square che è un parchetto accanto all’università
dove gli studenti vanno a studiare in queste giornate da estatedibrindisi
che continuano a pezzare ladany. A un tratto scorgo un negro seduto su
una panchina che si guarda attorno con aria innocente e penso: che città
meravigliosamente multietnica NY, a milano questo tipo sarebbe il classico
che al parco mi offrirebbe il fumo, mentre qui è assolutamente integrato.
Non fa in tempo a materializzarsi dentro la mia testa questo pensiero
che il tipo guarda verso di me, stringe le labbra tipo la mazzamauro e
mi dice velocemente wanna joint guy (fumo bbello)? Quasi scoppio a ridere…
non solo i pusher newyorkesi sono uguali a quelli milanesi, ma in più
la compravendita avviene nello stesso modo. Tutte cose non mi sembra il
caso che nonna matilde e quelli del dottorato mi vedano tornare a casa
in manette perché gonzo ho comprato il fumo nella grande mela invece di
fare la mia ricerca, quindi tralascio. Il giorno dopo vado a pranzo con
fiorenzoli e un altro prof scheccheggiante che sta prendendo lezioni di
italiano e la sua prof gli ha detto che è un tacchino stressato vendendogliela
come un modo di dire italiano, e lui si chiede a ragione che cazzo voglia
dire sei un tacchino stressato. Ora, devo dire che io sono piuttosto tollerante
anche se in fatto di galateo mia madre ha spaccato i maroni abbastanza
in adolescenza. Comunque sono abituato che in italia, finito di mangiare,
EVENTUALMENTE, se un frociopezzettino di cibo è rimasto tra i denti, QUALCUNO,
può prendere uno stuzzicadenti e nascondendosi con una mano e rapidamente,
togliere il frociopezzettino. La cosa mi disgusta un po’ ma lo tollero…
Bene, finiamo il pranzo parlando di architettura e ricerca (N.B. NON di
macchine e figa) e entrambi fiorenzoli e il prof scheccheggiante iniziano
una seduta di pulizia dei denti minuziosa quasi da studio dentistico che
ci manca solo che alla fine fanno i gargarismi col collutorio. Ladany
l’inglese lo maneggia abbastanza, ma tant’è parlar di filosofia non è
come parlare del tempo, quindi imbarazzata e schifata continuava a sbagliare
pronuncia e parole, e loro, per nulla turbati del mio palese imbarazzo
e schifo mi correggevano tranquillamente con l’intera mano infilata in
bocca. Paese che vai usanza che trovi… Ma il vero episodio cult di questa
settimana è stata la mia partecipazione, grazie a psychosylvia che mi
perseguita tutti i giorni al telefono ma che mi ha fatto avere il pass,
a fashioncouterie. Fashioncouterie è una fiera della moda estiva, che
si svolge su tre moli ciascuno della dimensione del padiglione 9 della
fiera campionaria. Ma la vera peculiarità di fashioncouterie è che sono
tre moli di gnocca, e quando dico tre moli di gnocca intendo che anche
le settantenni presenti si meriterebbero a buon diritto due colpi senza
problemi. Ora oltre al fatto che sono tre moli di gnocca bisogna considerare
che è un luogo dove bisogna vendere, quindi le varie modelle e gestrici
di padiglioni gnocche come le modelle sorridono sempre e quando incontrano
il tuo sguardo ti salutano suadenti e fresche come se veramente fossero
felici di vederti. In questa città di elfi potete immaginare ladany che
non aveva un cazzo da fare se non girare e salutare le modelle, scroccare
cibo e gelati come poteva sentirsi… Il secondo giorno psychosylvia mi
chiede di andare due moli più in là a prendere il gelato per il nostro
stand, così affronto il viaggio (panorama di gnocche ovunque comprese
le gelataie) e torno con un carico di biscotti ripieni di un gelato color
pantera rosa un po’ disgustoso. Al mio arrivo un elfo giavanese, occhi
a mandorla e carnagione scura, bellissima e modellissima mi ronza intorno
facendo il filo al gelato, e io da vero macho latino gliene regalo uno.
Da qui iniziamo una fitta conversazione (alla grande) in cui lei mi chiede
se lavoro per la tv perché ho la faccia di un divo… insomma già mi sfregavo
le mani e intravedevo il risultato quando mi dice che… suo marito lavora
come autore. Come marito cazzo! ho un cedimento, ma chissenefrega, recupero
in splendore e riparto alla grande molto fiero di come conduco la situazione…
quando psychosylvia viene a chiamarmi dicendo che devo assolutamente conoscere
un suo cazzo di amico che ci tiene molto. In men che non si dica cenerentola
e carrozza se ne vanno e mi lasciano neanche con una scarpetta di cristallo,
forse con solo un topo al cesso sotto la vasca. Torno dopo aver conosciuto
il cazzo di amico e la modella era presa a provare vestiti urfidi per
una linea invendibile, ed è stato così per tutto il giorno, quindi persa.
Ma l’altra persona che ho conosciuto e che è grandiosa è olivia, la modella
texana negra del nostro stand, di cui nessuno ricordava il cognome quindi
sul pass era nome: olivia, cognome: model (una professione scritta nel
destino). Inutile a dirlo anche lei gnocchissima chiacchierando mette
subito in chiaro che è sposata (e te pare) facendomi vedere l’anello,
e io le rispondo che non è un problema. Mi guarda stronza e mi dice che
sono proprio italiano. Continuiamo a chiacchierare e mi dice che la sua
città in texas si chiama corpus christi e io ( tant’è sono un intellettuale)
le dico che è latino e che significa il corpo di cristo e lei mi risponde
che era assolutamente convinta fosse spagnolo. Le dico che è proprio americana
e nasce un feeling tremendo in cui lei per tutti e due i giorni ogni volta
che la facevano sfilare mi faceva le smorfie di nascosto e ha tentato
in tutti i modi di vendermi la figlia del socio di psychosylvia che era
l’unica non gnocca in tutto quel paradiso. Le ho spiegato che al massimo
alicia (la figlia del socio) poteva fare da effetto leva e lei mi ha chiesto
cos’era l’effetto leva (che peraltro ho tradotto lever effect direttamente
dall’italiano), così le ho riportato la spiega di andrea, economista,
che prendevamo in giro quest’inverno quando giselle la fotomodella messicana
cercava casa e lui si era offerto di ospitarla. Gli dicevamo che certo
che si offriva ma che la sua non era filantropia perché se invece di una
fotomodella messicana fosse stata una caffettiera esquimese mica si sarebbe
offerto. Lui per tutta risposta mi ha detto che in economia esiste una
teoria, detta dell’effetto leva appunto, in cui si rinuncia ad un guadagno
immediato reinvestendolo in virtù di un maggiore guadagno futuro e mi
ha detto: io non voglio trombarmi giselle, voglio essere il suo migliore
amico perché se mi trombo lei guadagno una trombata ma se la uso come
effetto leva mi trombo tutte le sue amiche e ci guadagno di più. Quindi
ho detto a olivia che alicia era il mio investimento per fare effetto
leva (e chiamami scemo, anche perché lei tende di più alla caffettiera
che non alla modella) e olivia concordava. Insomma gran risate e forse
ci si rivede, magari con il marito e mi spiega dove andare il venerdì
perché a quanto pare a ny basta andare nel posto giusto il venerdì to
catch (baccagliare). Memore di questo concetto venerdì ho preso un elenco
di posti trendy deciso a conquistare la grande mela. Aperitivo in un localino
bellissimo decido che la serata la passo al Buddah bar di NY, gemello
di Parigi, musica e atmosfera molto chill out come ho proprio voglia.
Ora, la mia guida è talmente awwanti che arrivo dove doveva essere il
buddah bar e scopro che deve ancora essere aperto, e me lo dice il buttafuori
del locale di fianco che sbirciando pare chill out e soft come continuo
ad aver proprio voglia. Mi chiede se voglio entrare, valuto la situazione
e dico perché no, il posto è carino… striscio una venti dollari di denaro
elettronico per ingresso senza consumazione e mi appropinquo all’ingresso
ma il buttafuori mi ferma e mi dice that way indicandomi una scala buia
che scende. Intuisco subito trattasi di discoteca, e tutti sanno che ladany
non ama la tunza un gran che. Ma dico saggio “pace, to catch is to catch,
il posto non conta” e spavaldo scendo la scala… Ok, la disco è carina,
ma effettivamente sono le 11 meno un quarto, quindi gli unici presenti
siamo io, il barista e due cameriere bellezza per intelligenza uguale
costante la cui vitrea lucidità degli occhi la dice lunga sui nessi neuronali
(infatti non c’è modo di parlare con loro, ritirano i bicchieri con espressione
assente tipo ti spiezzo in due e tornano nella sfera tipo pokemon). Quasi
mi prende un attacco di panico: qualche volta in gruppo mi è capitato
di arrivare in una disco vuota e la cosa ti fa comunque sentire sfigato,
figurarsi sapendo già che ballerò come un cretino perché non conosco nessuno
e mi ritrovo a fare da tappezzeria in una disco vuota. Che già poi in
discoteca sono a mio agio come un palombaro in un bicchiere di nutella
normalmente, figurarsi in questa situazione… Comunque supero l’imbarazzo
e striscio un’altra tredici dollari di consumazione con barista che pretende
la mancia, ma tant’è siamo a NY e alla fine tiro comunque le tre divertendomi.
Il giorno dopo pychosylvia mi telefona alle undici dicendo che passa da
casa, quindi mi preparo e poi decidiamo assieme di andare a correre a
central park da veri newyorkesi, e mentre me la corro vestito da damerino
perché chiaramente ho portato più vestiti di una figa a ny ma non la tenuta
sportiva che tanto si sa che sono un intellettuale penso che mi sto proprio
ambientando e che sono felice… Un bacio grande che se c’era qualcuno di
voi in discoteca era meglio LadaNY PS se qualcuno è intenzionato a venirmi
a trovare o ha bisogno di contattarmi il mio numero di cellulare è (dall’italia)
001 917 302-1530. Per i braccini corti e per la cronaca un sms costa come
fossi in italia.
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