La Dany NY II
02-09-25


Visto che non ho ricevuto vaffanculo di nessun tipo e che anz la maggior parte d voi mi ha ncoraggiato a continuare continuo nel mio resoconto paranoico critico del mio soggiorno, anche perche' qui e' un continuo stupirmi.... Dunque, leggo su time out NY che martedi' c'e' la processione dei figli di s. gennaro, e quindi decido che non posso perdermela per niente al mondo. come Murphy insegna arrivo a little italy alle 16 e scopro che la processione era alle 14. OK, inizio spettacolo, ma non mi perdo d'animo e decido di fare un giro. Mi trovo in un trionfo di americanita' partenopea in cui ci sono cibi di tutti i tipi venduti ovunque, e tutti pretendono una radice italiana: tortine di mais e mozzarella, italian sausages e pseudopanzerottifritti ripieni di falafel e dio solo sa quale urfida diavoleria. Il massimo lo raggiungo quando vedo un coacervo di lamiere colorate stinte con scrtto la donna piu' piccola del mondo esposta qui, 50 Cents...E' trooppo sagra di paese americana, mi avvcino alla cassa e naturalmente il negro che prende i soldi mi chiede un dollaro. gli dico perche' un dollaro c'e' scritto 50 cents e lui, senza scomporsi mi risponde: quello e' il ridotto, l'intero e'un dollaro. Gli chiedo quanti anni bisogna avere per il ridotto e lui mi risponde sicuramente piu' di quanti ne abba tu (d'altro canto e' un trionfo di partenopeicita' anche in questo), pago un dollaro e mi sposto verso il posto dove e' esposta la donna piu' piccola del mondo:una nana negra pure un po' storpia con espressione evidentemente annoiata (te credo, passa la vita da una fiera all'altra esponendo la sua deformita' da elephant man), e la gente che entra e esce rapidamente con esporessione imbarazzata e marmorea. Comunque tutto grandiosamente amercano da telefilm. Continuo il giro in un negozio che vende artcoli taliani, dove per articoli italiani intendo: la settmana engmistica, statue di padre pio della madonna e di ogni santo di ogni dimensione e foggia, gagliardetti delle citta' italiane e un trionfo di tecnologa anni 50 che e' lo spremipomodoro "osolemio", che serve a fare la passata di pomodoro e che in italia si vede solo in qualche solaio, ma che scondo questo negozio e' il massimo. Mentre me ne sto tornando a casa una delle ultme bancarelle attrae la mia attenzione e mi regala l'oggetto piu' frociocool dell'intera sagra, che se avessi avuto i soldi avrei preso al volo: le piastrine dell'esercito americano, con tanto di collanina di cordino di cesso, con un trionfo d swarosky bianco rossi e verdi incollati sopra: sobrio, elegante e un po' da sera, grandioso. Intanto procedono alla grande gli incontri con il mio tutor fiorenzoli. Sono andato nel suo studio che e' tipo a uno sputo da ground zero e abbiamo parlato della mia ricerca, e' molto interessato e mi ha detto di andare in universita' con lui e di parlare con una italoamericana (te pare che possa avere il bene di parlare con qualcuno che non abbia le mie radici) che si chiama alicia imperiale, nome che piu' che una prof mi fa venire in mente un piatto in quei menu' da megaristorantesborone tiop alicia imperiale su trionfo di rucola e grana condito con olio toscano e aceto balsamico. Insomma e' tutto una figata, ma quando gli dico come possiamo fare per gli aspetti burocratici mi dice di telefonargi poi... cazzo siamo qui a parlare del mio stage e mi dici di chiamarti poi, qui e' peggio che in italia. Glielo faccio garbatamente notare e lui, con nessi logici rigorosamente cartesiani, mi dice chge c'e' una inaugurazione a cui devo andare anch' io, mi porge il suo invito dicendomi che ci vediamo la'. Figata, vado alla mostra, che e' un ibrido di progetti architettonici e installazioni artistiche gradevole ma niente di che. Anyway mi preparo alle pr: bicchiere sempre un po' pieno in mano destra pronto a shiftare nella sinistra all'evenienza, mossa che serve a far si' che la destra si presenti sempre pulita alle persone che si conoscono mentre la sinistra puo' accattonare ogni ben di dio dai tavoli del buffet senza preoccuparsi di slordarsi. dopo un po' arriva il prof (giuliano fiorenzoli), che scopro essere molto ben voluto dal coro di anglofoni GILIANOU GILIANOU che si leva al suo passaggio. Lo saluto e lui mi presenta a un po' di gente tra cui steven hall (che per chi non lo sapesse e' un architetto abbastanza fico). Steven, rossiccio e biascicante da alcool mi dice che ha passato le vacanze in italia e che ha inaugurato una mostra su di lui alla basilica di vicenza, chiacchieriamo un po' e poi scopre che lui e gilianou sono stati a pantelaria (pantelleria) nello sptesso periodo e hanno vari amici in comune. Pacche sulle spalle e molta gioia alcoolica e si attaccano la pezza su tizio e caio... io nel frattempo vengo intercettato da un cinese vestito molto esistenzialista che mi dice che lui e steven hall hanno fatto un progetto assieme, e che lui si occupa di rapporti tra musica e architettura e insegnera' a pratt. Iniziamo una bella conversazione che si protrae per un pezzo su filosofia e architettura, visione del mondo e contaminazioni, insomma cose che mi interessano. Ci troviamo anche su vari riferimenti, ha letto zevi... insomma a un certo punto l'inaugurazione finisce e io e lui decidiamo di continuare la serata. Mi chiede dove voglio andare e gli dico che sono qui da poco e di portarmi lui... e lui opta per uno starbucks. Ora, starbucks e' un fast food per la colazione, noi siamo a nyc e sono le 8 di sera, che cazzo centra un fast food per la colazione a quell'ora? inizio a pensare che il cinese sia un pacco, ma la conversazione continua piacevole, parliamo di postmoderno, mi cita benevolo e io gli rispondo citando zevi e... da quello che mi risponde capisco veramente cio' che intendeva luca quando mi diceva, mentre scrivevo la mia tesi di laurea, che il postmoderno e' come la pelle dei coglioni, dove la tiri viene! Infatti mi risponde serio: il problema di zevi e' che era... ebreo! Ora che cazzo ha a che fare questo con il postmoderno, ma soprattutto zevi poteva avere un sacco di problemi ma questo che cazzo di "problema" e', inoltre devo dire che tutti gli ebrei che ho conosciuto mi pare che fossero persone dall'intelligenza sopra la media... comunque a frasi del genere di solito seguono dialoghi genialmente surreali, quindi lo lascio continuare. Mi dice che gli ebrei non hanno, a differenza dei cristiani, la consapevolezza del martirio corporeo, che invece e' fondamentale per l'architettura di oggi. Sono perplesso e glielo dico, mi risponde che gesu' ha insegnato ai cattolici che il martirio del corpo e' importante e infatti il museo ebraico di berlino e' un esempio grandioso di martirio cattolico trasposto in architettura anche se Libeskind (l'autore) e' ebreo. Ora: il museo ebraico, come dice il nome, e' eretto per commemorare le nefandezze dell'olocausto, quindi se di martirio si puo' parlare comunque e' legato ai campi di sterminio e alle pene subite dagli ebrei, cosa centri gesu' cristo in tutto questo me lo deve spiegare. Mi risponde che centra perche' gli ebrei hanno una visione troppo legata al vecchio testamento. Le parole aleggiano ancora nell'aria e a me mi sembra di essere nel film di woody allen, (credo manhattan) quando lui dice che detesta la tipa con cui ha appena parlato perche' dice fan coch invece di van gogh. E mentre penso questo e che io, il cinese confuciano convertito, lo ucciderei, lui mi fa una confidenza: mi dice che si sta preparando a scrivere un libro in cui parla di teologia e architettura e mi dice se io conosco qualcuno in italia che sia interessato perche' i suoi amici cinesi gli hanno detto che in italia con il papa questo argomento puo' interessare molta gente. Dico ma vi rendete conto che bestiario umano e' questa citta'? Cioe' io sono qui da una settimana e incontro un mistico cinese confuciano convertito un po' antisionista che vuole scrivere un trattato su teologia e architettura ed e' convinto che il papa ne determini il successo... E' GRANDIOSO!!! Mi fanno male i piedi e starbucks mi fa un po' girare le palle, cosi' decido di andare, ma ci metto circa 1 ora e 3/4 per schiodarmi il cinese che, peraltro, in pieno delirio postmoderno, si chiama John. Arrivo a casa distrutto, alle 2, dopo aver bevuto un espresso doppio cartonato con un cinese delirante. Ma i cinesi qui sono i migliori e stupiscono di continuo perche' la sera dopo, in metropolitana, vedo una tipa splendida che ha la testa contro il finestrino e dorme. Una vera venere di milo con i cassetti, capello castano chiaro mosso dal vento molto primavera di botticelli... Rapito da questa fanciulla, immerso in pensieri un po' meno aulici di quelli che vi ho appena descritto, noto che un cinese seduto di fianco alla venere mi guarda sorridendo sornione. Poco avvezzo a queste scene etero e pure un po' imbarazzato abbasso lo sguardo. Dopo pochi minuti gli occhi tornano sulla venere e il cinese, in agguato, mi sorride ancora. Ricambio il sorriso con un sorriso di circostanza un po' imbarazzato tipo si', mi hai beccato, e mi alzo per scendere perche' era la mia fermata. Anche il cinese si alza e appena fuori dalle porte della metro' mi chiede lascivo dove stia andando, ammiccando e dandopmi una manata sul culo. Va beh che sono un po' busone, questo si sa, ma cazzo una volta che guardo una gnocca becco un busone cinese che mi tocca il culo. Gli scoppio letteralmente a ridere in faccia e lo lascio alla fermata della metro' con un palmo di naso. Sempre continuando i miei giri da america dei film sono andato a una festa della congrega pi-sigma-chi (3 lettere scritte in greco con sottotitoli per la pronuncia, cala che qualche bonzo americano legga table-spoon-X). Festa grandiosa, capannone pseudoabbandonato con musica negra a palla, birra gratis a chi aveva un braccialetto con scritto i'm over 21, cioe' chiunque fosse alla festa, con fumo ovunque e un buio inquietante perche' circa tre quarti della gente era negra e si notava dagli occhi e dai denti. Ho pensato un sacco lisa, soprattutto quando a un certo punto e' scattato il trenino dei negri. Ora: da noi il trenino in disco e' una reminiscenza sfigata da film di vanzina dei poveri anni settanta, con movimenti che riesco a fare anch'io, quindi a prova di mongolo. Il trenino dei negri si configura invece con la locomotiva che si muove dinoccolata dando il ritmo, e tutti gli altri dietro che improvvisano balletti basati sui movimenti del primo in maniera tale che brian and gerrison in confronto sembrano due sfigati di paese. Mentre mi godo lo spettacolo una tipa negra il cui fidanza e' nel trenino mi guarda e mi urla in anglo negroide L'k ya Jaacket! dico, ma tutti con le mie giacche ce l'hanno... almeno lei, da donna, non lascia spazio a fraintendimenti: la mia giacca le piace, non come a fiorenzoli... Mi sono chiesto l'altro giorno perche' Walt disney abbia usato una pantegana per creare uno dei suoi eroi piu' famosi, e forse l'ho capito: alla mattina entro in bagno un po' assonnato nel mio cessetto al decimo piano a un passo da times square e quando apro la porta vedo un ratto (dalle dimensioni modeste ma comunque un cazzutissimo topo) che scappa sotto il lavandino. Indeciso tra lo schifo e la paura esco dal bagno sigillando la porta. In american Psycho lui, quando trova il topo, chiama il doorman, e questo mi suggerisce due cose: 1- a nyc e' normale trovare i topi in casa (bella consolazione) 2- se chiamo il doorman negro mi ride in faccia ad andar bene, se no pensa che io sia un serial killer. Come il tenente ripley in alien ladani fa un'analisi delle alternative studiando la situazione cesso casa tipo colonia spaziale e decide che la migliore strategia possibile e' la seguente: prendo la lastra di vetro piano di appoggio del mio tavolo e sigillo il corridoio in modo che dal bagno non si arrivi in sala, chiudo la porta della stanza e, con una scatoletta di cartone che con un colpo rapido e ben assestato posso far saltare cosicche' la porta con l'autochiusura si chiuda del tutto, lascio aperta la porta di ingresso quel che basta perche' l'alienotopo, scacciato dal bagno, abbia una sola possibilita' di fuga: il corridoio ballatoio del piano 10. L'unica speranza e' che nessuno al piano esca di casa mentre io sono impegnato nella battaglia, perche' altrimenti vedrebbe un topo schizzare fuori dalla porta sul ballatoio e un pazzo con una scopa che chiude la porta, e non e' carino. Una volta fuori poi ci pensera' qualcuno a disinfestare l'area, io perlomeno sono filantropicamente al sicuro (homo homini lupus). Detto fatto preparo tutto il percorso, mi bardo per fronteggiare il topo come i marines di alien, imbraccio la scopa e entro nel cesso. Bene, la mezz'ora seguente l'ho passata a guardare ovunque, ma del topo nessuna traccia. Le uniche ipotesi sono che si sia rintanato nei controsoffitti ripostiglio (in alien era cosi'), ma io non sono preparato ad un attacco dall'alto, o che si sia rifugiato in un buchino che c'e' nel muro e che va sotto la vasca da bagno che pero' mi pare troppo piccolo. D'altro canto quando i carabinieri portarono vallanzasca in traghetto dal carcere di olbia a rebibbia lo lasciarono in una stanza con un oblo' dicendo: e' cosi' piccolo che neanche un topo riuscirebbe a passarci, e vallanzasca e' evaso... Comunque ho passato un pomeriggio a casa trasalendo a ogni cazzo di rumore, con il bagno sigillato e la mia stanza pure, e un caldo torrido perche' la mia aria condizionata non funzione (proprio come in alien). Se domani non trovo il topo passo al piano b, cioe' la guerra chimica, e compro il veleno. Ora, sempre come in alien le provviste scarseggiano (ho finito l'olio) ma per fortuna e' aperto il sushi bar sotto casa mia che e' gestito da un indiano e che l'altro giorno esponeva un piatto di sushi fatto a bandiera americana, con il tonno per le righe rosse, la seppia per le righe bianche e i rotolini di alghe per le stelline (40 pezzi di sushi per 36 $). Miracoli della postmodernita' Un bacio grande dalle colonie spaziali LadaNY Ripley in lotta per la sopravvivenza da una razza di topi alieni bastardi che tentano di invadere i miei alloggi
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